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martedì, 20 novembre 2007

...cazzo il blog!

'se non ci sarà un post entro una settimana questo blog sarà occupato d'autorità da collettivo e tutti saranno autorizzati a inserire commenti a cazzo di cane'

ora, io lo lascerei così e cambierei login, aprirei il blog a tutti e ciccia, solo che poi ci tengo e non ce la faccio.

Chiariamo: la ricerca di un argomento soddisfacente da postare richiede una certa quantità di tempo che non sempre si trova. Detto questo, lo smentisco subito, in effetti mi pare una grande strunzata da dire. Però un bel post sul tempo, visto che mi avete provocato, non ve lo risparmio. Non esistono più le mezze stagioni, per dire. Chi cerca tempo non aspetti tempo. Carpe diem! Il problema principale continua a essere l'effetto deleterio che porta alla scrittura la lettura di un libro di Cèline. Come potete notare tendo subito a voler sperimentare, non esiste più soggetto, verbo e complemento che tenga. Per non dire poi dell'argomento! Questo è un motivo. Il secondo è: il concetto circolare del tempo. Forza, non dite che non l'avete mai pensato! Che gente siete? Mai pensato che le cose tendano a ripetersi all'infinito, mutate nei soggetti ma costanti nella sostanza?? Ad esempio, dov'eravate voi nel 1994?? Qui vi voglio..! Vi spiego, perchè probabilmente, sotto sotto, io me lo sentivo. Quando domenica è implosa la casa delle libertà per far posto al partito del popolo delle libertà, io in fondo lo sapevo di già. E quando ho visto Silvio che strizzava le tette alla Brambilla, allora si che sono entrato in uno stato di confusione. Perchè quando il concetto di tempo circolare resta astratto, posso menarmela per giorni interi. Ma quando diventa realtà, bè, allora è tutto un altro discorso..

PS: non sembra ma sto bene.

POST 2 - Se volete sapere cosa accradà nel vostro futuro

John Titor, l'uomo venuto dal futuro (Wikipedia..)

Cazzo, è su Wikipedia...!!!

postato da: Rambaldi alle ore 16:48 | link | commenti (8)
categorie: deliro, abbiamo una vita anche noi
mercoledì, 24 ottobre 2007

Promosso autista..
Quando le cose vengono fatte all’improvviso mi mettono sempre un po’ di agitazione. Soprattutto quando, sempre all’improvviso, compare il presidente (si vabbè) che dice: ‘lei sa guidare??’(sguardo ironico in tutta risposta), ‘e perché, mica è un diritto costituzionale (sguardo rassegnato e preoccupato per la salute mentale di costui in risposta), comunque, vieni anche tu all’Assessorato, poi devo andare da altre parti, forse (sguardo perso nel vuoto in risposta), non so ancora bene, grunk (grugnisce anziché annuire o dire ok)’. Ecco, queste cose è meglio dirmele prima. Rischia di essere imbarazzante presentarsi in certi posti coi jeans sbrindellati e il piercing nel capezzolo in vista (..), poi non sai esattamente dove vai e soprattutto perché..metti che ti chiedano qualcosa e tu non sai cosa rispondere. Che figure ci fai? Cerco di chiedere alla collega di cosa si tratta, mi accenna per sommi capi (sommissimi), fatto sta che almeno la camicia d’ordinanza c’è. Ci sediamo in macchina e inizia la roulette russa per strada. Il presidente alla guida è un vandalo, le curve prese a cazzo, il dito puntato in mezzo agli incroci verso le altre macchine per passare per primo, le frenate all’ultimo momento ad un centimetro e mezzo dalla macchina davanti, le menate sul locale che apriranno sotto casa sua (volete l’indirizzo?), si arriva miracolosamente intatti all’ingresso dell’assessorato (tutto in dieci minuti, mica un ora). Si ferma in mezzo alla strada, va un po’ avanti raschiando alla grande una macchina parcheggiata senza nessuna reazione, scendono, e fa ‘metti la macchina da qualche parte, poi aspetta qui’...
prego?? Devo fare il posteggiatore?? EEHH??? Ma cos’è??
Ora, non sto a farvi la menata sui massimi sistemi del mondo applicati alla mia persona (ovviamente certificati per chi volesse..pessima questa battuta), vi basti sapere che io non sono andato lì per fare l’autista. Con tutto rispetto degli autisti (mi viene in mente solo De Niro e l’autista di Barcellona delle 4,30 del mattino che parlava della squadra di calcio), mi sono presentato in tutt’altro modo, lo trovo un po’ svilente, vada essere pronti a tutto, ma c’è un limite che si manifesta nell’alto numero di parolacce che cercano di uscire dallo stomaco appigliandosi all’ugola per non ricadere giù.
Salgo al posto di guida, e inizio a buttare giù i santi. Un pensiero fisso: mettere in moto e schiantarmi il prima possibile a tutta velocità. Ma poi ho pensato che fosse una cosa un po’ da ingrati. Ho fatto il giro dell’isolato, ho fermato la macchina dove non potevo essere visto, aperto lo sportello, ho preso le chiavi di casa (quelle grosse), sono andato verso la portina del passeggero e strunccgneeecstriii, ho lasciato un bel ricordino nello sportello.
Poi ho messo la macchina in seconda fila in attesa che finissero. Peccato non ci fossero vigili in zona. Sia chiaro, io sono uno buono eh, sono stato educato a pane e mulino bianco, ma mica son fesso all’infinito. M’hanno provocato no? Tralascio poi le immagini del funzionario regionale che va al bar etc etc..dovete avere stomaco per certe cose.   
PS: sto pensando di cambiare template..sono indeciso tra uno con Slash che fa un assolo e pacman morto..
postato da: Rambaldi alle ore 13:27 | link | commenti (9)
categorie: deliro, abbiamo una vita anche noi
lunedì, 17 settembre 2007

Non dovrei scrivere dall'ufficio, ma tant'è. E' che poi me lo dimentico. Ho fatto un sogno. Stavo seduto in una scrivania in una grande sala, come il tavolo dei professori durante un esame. Affianco a me c'era una persona, e davanti (udite udite) c'erano tre diavoli. Si, esatto. Tre. Di cui uno aveva la faccia di un terrorista di Ordine Nuovo visto su Blu Notte poco prima, l'altro davanti a me era spiccicato ad un cartone animato. Questo cercava di trovare un accordo con la persona che avevo affianco, con l'aiuto del diavolo davanti a me (che ritenevo il più importante fra i tre). Visto che l'accordo non si trovava, mi son sentito in dovere di dare un consiglio al diavolo in persona, a mò di amico.

'E' inutile che ci provi così, se vuoi metterti d'accordo chiama un avvocato, metti per iscritto e l'accordo è fatto'

Il diavolo ha pure risposto.

'E dove lo trovo un avvocato?'

Ho guardato la sala con aria stizzita e pensando 'ma guarda questa testa di cazzo di diavolo che non capisce una mazza'.

Poi mi son svegliato piuttosto agitato. Stavo forse cercando di vendere l'anima di qualcuno con l'assistenza di un avvocato, e per giunta ad un cartone animato? Ok, 1 - non sto bene e 2 - dev'essere stata l'anguria. Peccato non l'abbia fatto un altro questo sogno, se no l'avrei messo nella rubrica 'questi son meglio di noi'. Sti post bruciati così... 

domenica, 26 agosto 2007

Potrei provare un certo risentimento per questo:

"Umberto Bossi, Senatur, dai duemila metri del Passo San Marco in provicia di Bergamo, rilancia la battaglia sulle imposte. E lo fa usando toni minacciosi e frasi sopra le righe, nel corso della manifestazione che avvia la raccolta di firme per la protesta fiscale: "A loro interessano solo i nostri soldi - attacca, riferendosi al governo - i lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c'è sempre la prima volta". Parole che, come prevedibile, suscitano una bufera nel mondo politico, con reazioni indignate del centrosinistra.
Le parole di Bossi. "Andremo in fondo - dice il numero uno leghista - non ci fermeremo a metà, costi quel che costi. La rivolta e la protesta fiscale sono parte della lotta di liberazione in atto perchè il Nord ha le scatole piene di uno Stato delinquenziale". E ancora: "Davanti alla rapina delinquenziale dell'estate che toglie la libertà, sappiamo come reagire ed arrivare al bersaglio. La protesta fiscale non è la fine del mondo ma una parte della lotta per la libertà". E infine: "Se la Lombardia chiude i rubinetti l'Italia muore in cinque giorni perché vivono con i soldi dei lombardi. I lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c'è sempre la prima volta"."

Non ho segnato la parte sui fucili, perchè secondo me il delirio sta nella estate deliquenziale. Puro Woody Allen.

Oppure potrei prendermela con una trasmissione vista su FX, canale Sky per soli uomini, che fa pubblicità del tipo: primo piano sulla bocca di una tizia che 'mangia' un gelato, e la voce fuori campo che dice 'FX, gli uomini hanno in mente solo quello'.  E che trasmettono una trasmissione da Oscar, STRIP FIGHTER, dove due tizie vengono prima intervistate e poi invitate a lottare e a togliersi i vestiti a vicenda. Una specie di porno soft delle ore 23. Tutto sballonzolii e commenti dei due speaker 'uh, come vorrei essere là in mezzo', segue inquadrature stretta sulle tipe che si strusciano le tette in faccia. Diciamo che è un filino chic.

Oppure potrei prendermela perchè domani alle 7,15 suonerà la sveglia del rientro al 'lavoro' (..). E sino a dicembre non c'è tregua, più o meno. Dovrebbe, mica ne sono tanto convinto. Ah si, potrei anche prendermela con la frase più sentita e gettonata dell'estate..'vado via di qua'. Per ora accetto scommesse sul numero di imprecazioni che dirò...porca puttana troia egua quella mignotta vaff cazz, straputt...

mercoledì, 18 luglio 2007

Tema:

L’imperscrutabilità della mente umana applicata alle esigenze della moderna giornata tipica, intrisa di illogica noncuranza degli effetti a cascata, derivanti da un errata valutazione e mancanza di pianificazione, o da una totale inconsistenza del punto di partenza, che porta le persone a compiere atti inconsulti di chiara matrice schizofrenica. Attenersi al tema indicato e utilizzare un linguaggio tecnico.

 

Svolgimento:

Non mi è stata ancora assegnata una mansione precisa. O, ad essere cattivi, una mansione e basta. Mi è stato assegnato soltanto l’orario. E l’orario, a meno che non si voglia sovvertire l’ordine aziendale, mondiale, fisico, cosmico e divino costituito, va rispettato inevitabilmente. Anche nell’eventualità di calamità naturale che non leda la stabilità e abitabilità della sede. Anche, insisto, nell’eventualità di mancanza di mansione precisa con cui occupare lo spazio vuoto del tempo limitato da quegli orari precisi sui quali si fonda (e prima ho dimenticato di menzionarlo) l’animo umano. Pertanto, dato questo come assunto principale, non se discute la logica conclusione: si va comunque. A costo di fare il caffè dentro il contenitore vuoto. Similitudine discutibile quest’ultima, dato che il caffè in effetti non trova la propria collocazione ordinaria (non essendo ancora stato inserito all’interno del contenitore), tanto meno la propria identità, poiché la propria presenza dentro il contenitore definisce la mansione del caffè, che è quella di essere prelevato da un cucchiaino di ridotte dimensioni per poi essere inserito nello spazio apposito all’interno della caffettiera. Per quale motivo il caffè non si accontenti di stare dentro la confezione nella quale viene venduto esula dal tema indicato (si può azzardare una spiegazione molto breve: restando nella propria confezione il caffè, una volta aperta la confezione e prendendo coscienza delle possibilità offerte da una vita diversa, rischia di ammuffirsi se non richiuso bene, con la conseguenza piuttosto sgradita di perdere il suo gusto migliore. Spiegazione questa che aprirebbe infinite discussioni sul senso dell’esistenza del caffè e sul suo destino traditore, ma anche questo esula dal tema – si rinvia pertanto ad una più approfondita trattazione in altra sede-). Una volta che si è preso atto della inataccabile logicità del ragionamento (si va e basta) si presenta solitamente un problema secondario, ma non per questo dall’inferiore numero di conseguenze: bisogna entrare nella sede. E per entrare, se non c’è qualcuno ad aprirti alla porta (e non c’è nessuno in questo caso), servono le chiavi. Premessa, conclusione, azione. Una logica stringente e inataccabile sotto ogni punto di vista, a meno che non si cambi piano di discussione, e allora sarebbe tutto un altro paio di maniche (anche questo esula dal tema). Ma le chiavi nessuno me le ha date. Anzi, nessuno me le poteva dare perché io non le avrei potuto avere. Non le avrei potuto avere perché questa era la parola del capo. E il capo, essendo uno dei punti ovvi della premessa, non è discutibile. Come non è discutibile il fatto che se devi entrare a quell’ora perché così sono gli accordi, tu non puoi fare a meno di andare. E qui arriviamo al punto dolente. Al quid principale. Al senso delle cose, alla manifestazione dell’essere in tutta la sua insensatezza e originalità tra le specie animali. Questa è la vera domanda fondamentale la cui risposta chiunque va cercando, e alla quale ancora non si è avuta soluzione. Come è possibile entrare nella sede (e rispettare così l’orario) senza le chiavi e senza che nessuno sia già dentro per poter aprire la porta, evitando in questo modo di compiere l’azione di non presentarsi?

Rileggete la domanda con calma.

Alzatevi dalla vostra sedia, andate nella stanza affianco. Aprite il frigo, prendete la prima cosa fresca che trovate. Mentre tornate passate un attimo in bagno e sciacquatevi il viso. E ora rileggete.

Come è possibile entrare in un luogo in cui si è obbligati ad entrare senza possedere le chiavi e senza che nessuno vi apra dall’interno?

Respirate.

Guardate il soffitto un attimo.

Avete idea di quanti sensi può avere questa domanda?

Allora? Soluzione? C’è qualcuno che ha una risposta da dare?

In attesa, per superare questo momento di aporia (qualcosa di simile alla mancanza totale di qualsiasi conclusione logica, un non sense, la totale mancanza di logica), penso che andrò a farmi un caffè, infischiandomene della stupidità del destino altrui (e del caffè medesimo).

 

PS: Deliro, e non dite che questo post non ne è la prova.  

Si vabbè...mabbaff..!

postato da: Rambaldi alle ore 17:03 | link | commenti (3)
categorie: deliro, abbiamo una vita anche noi